339-GLI SVIZZERI, IL MESTIERE DEL GUERRIERO ( L. 4°/ V. VII )
La loro fama inizia nel 1444 alla difesa di Basilea, si consolida con le vittorie di Grandson, Morat, Nancy. In trecento anni più di un milione combattono per la Francia. Escono di scena nel 1848.
L' assalto alle Tuileries,olio del XIX sec. , opera di Jacques Bertaux.******************** I mercenari svizzeri: una storia di avventure, di tradimenti, di eroismi perché la vede dal di fuori, per chi ne segue lo svolgimento lungo le mille strade che scendono dalle vallate della Confederazione; una penosa necessità per chi la vede dall 'interno, per chi, cercando le ragioni di un fenomeno che ha condizionato per secoli la vita di casa, vede in esso niente più che una migrazione forzosa, una fuga che non ha risorse proprie. La Svizzera della seconda metà del '400 - l'epoca dei primi arruolamenti di massa - è un embrione della Confederazione di oggi. È un paese molto povero che sconta le conseguenze di una lunga guerra civile. La Confederazione ha superato trionfalmente il suo primo tentativo di secessione piegando i dissidenti zurighesi ma pagherà caro questo successo. Zurigo è rovinata, ha perso tutta la sua importanza commerciale e industriale: l 'industria della seta è scomparsa, quella della lana e del lino si stanno estinguendo, le campagne sono devastate. La città libera di Zurigo si era aggiunta nel 1351 al primo nucleo della Confederazione formato nel 1291 da tre piccole regioni agricole del lago dei Quattro Cantoni: Uri, Schwyz e Unterwalden, riunite sotto il nome di Waldstaetten.
Combattimento di mercenari svizzeri in un disegno del 1530 del pittore tedesco Hans Holbein il Giovane.******* La contesa per cui a circa un secolo dall 'annessione gli zurighesi si mettono contro la Confederazione è data dall 'eredità del più potente feudatario della Svizzera Orientale: il conte Federico VII di Toggenburg. La lotta scoppia dapprima fra il paese di Schwyz e Zurigo, poi si allarga allorché gli zurighesi chiamano in aiuto l 'imperatore Federico III il quale, a sua volta, si rivolge al re di Francia Carlo VII che manda i mercenari armagnacchi. L'ordine impartito agli armagnacchi. che sono comandati dal figlio del re. il futuro Luigi XI, è di prendere Basilea che ancora non appartiene alla Confederazione ( l 'ingresso avverrà nel 1501). Il piano però va a vuoto per effetto di una imprevista e singolare battaglia che si combatte a San Giacomo sulla Birsa, presso Basilea, il 26 agosto 1444. Gli svizzeri sono in 1500 con un rapporto di uno a venti rispetto ai loro nemici e per di più psicologicamente impreparati alla guerra. Tuttavia essi vincono lasciando sbalordito il Delfino il quale si affretterà a cercare di farseli amici firmando un patto nel quale li mette al riparo da ogni pericolo, a cominciare da ogni pretesa su Basilea. Quando, diciassette anni dopo, Luigi XI viene incoronato re di Francia, si ricorderà di loro chiamandoli ad arruolarsi nell 'armata reale. É a San Giacomo sulla Birsa dunque che gli svizzeri cominciano a farsi la fama di grandi soldati.
Alabardieri Confederati nell' esercito di Francesco I re di Francia.******** È da quel- la battaglia che, tramite i mercenari, nasce con la Francia un legame che durerà per secoli, fino a Luigi XVI e alle Tuileries. Nei trecento e più anni che vanno da Luigi XI alla Rivoluzione Francese, la Svizzera manda alla Francia oltre un milione di mercenari .
Luigi XI di Francia. Chiamò gli Svizzeri ad arruolarsi nella sua armata reale.******* Con Luigi XI l 'esodo dei mercenari verso la Francia avviene per piccoli quantitativi. Si parla di centinaia. Il grosso - e da allora non solo verso la Francia - si muove in seguito all 'esito strepitosamente fortunato delle tre battaglie di Grandson, Morat e Nancy combattute fra il 1476 e il 1477 contro il duca di Borgogna Carlo il Temerario. Sono le battaglie nelle quali finisce il sogno del duca di Borgogna di creare un regno centrale che vada dalla Manica all 'Italia. Per diritto di conquista o di successione, già è padrone di due grandi porzioni d 'Europa che vanno dalle Fiandre alla Franca Contea. Ora vuole riunirle prendendosi il piccolo ducato di Lorena, con capitale Nancy, già in parte nelle sue mani, e assoggettando nello stesso tempo i liberi cantoni svizzeri. Accende la miccia la richiesta di aiuti finanziari e militari che Carlo il Temerario riceve dal duca Sigismondo del Tirolo, signore dell 'Austria anteriore, preoccupato per l 'azione espansionistica della Confederazione che ha già preso agli Asburgo, nel 1460, una provincia - chiave, la Turgovia, a sud del Reno. Nel gioco entra anche Luigi XI di Francia, nemico giurato del duca di Borgogna. Il re ha dalla sua i bernesi che fanno parte della Confederazione dal 1351 Per Carlo il Temerario le cose si mettono subito male. L'esercito borgognone subisce una prima sconfitta nel novembre 1474 a Héricourt sulla Lisaine. Dopodiché Carlo punta su Berna col pretesto di rivendicare il cantone di Vaud strappato dai bernesi alla sua alleata Jolanda di Savoia. Alla fine di febbraio 1476 i borgognoni conquistano il castello di Grandson, in territorio bernese. È un punto a favore di Carlo il Temerario ma la situazione inaspettatamente si rovescia. L 'esercito federale di soccorso, pur arrivando in ritardo per salvare gli uomini di presidio al castello che sono stati già tutti impiccati, riesce seminare il panico tra i borgognoni. I Confederati hanno una forza irrisoria rispetto al nemico ma riescono a prendere il campo dopo una scaramuccia in cui i borgognoni non hanno più di sette morti. Come a San Giacomo sulla Birsa, qualcosa di imponderabile sembra avere giocato a loro favore ma più probabilmente è bastata la rabbia, la volontà di vendicare gli impiccati a metterli nella condizione di superare lo svantaggio. I borgognoni abbandonano tutto lasciando un grande bottino: 420 cannoni, 300 tonnellate di polvere da sparo, diecimila cavalli, 1500 carri e tende, tappeti, sigilli d 'oro, gioielli, argenteria, una cassa piena di funi destinate a legare o impiccare i prigionieri, oltre a un milione di fiorini d 'oro ed un certo numero di schiave orientali alle quali la tradizione ha poi sempre fatto risalire l 'esotica bellezza delle donne di alcune zone del bernese. Nessuno da quelle parti aveva mai visto tanto ben di Dio, ne sapeva valutarlo (schiave a parte). Philippe De Commynes, il preziosissimo consigliere di Luigi XI (dopo essere stato fino al 1472 al servizio di Carlo il Temerario) racconta nei suoi « Mémoires » che uno dei più grandi diamanti del mondo, raccolto da un contadino, venne venduto per un fiorino e rivenduto per tre. Al museo di Berna esiste tuttora una sala dedicata ai resti del « Tesoro di Borgogna ». A Grandson i contadini svizzeri vedono per la prima volta quali possono essere i profitti di guerra e imparano « a conoscere molto bene» dice Comynes « il valore della moneta ». A questa battaglia si comunemente risalire il miraggio del bottino, del saccheggio, dell ’ improvvisa ricchezza che ha fatto degli Svizzeri dei mercenari senza confronti. È da questo momento che cominciano a dilagare gli arruolamenti al servizio di potenze straniere. Ma fu un « mestiere , più che una passione » dice lo storico svizzero William Martin, e per di più in mestiere « degradante ». L ’ amore per la guerra e il denaro aggiunge, hanno come effetto la corruzione dei capi e l ’ anarchia dei subordinati. Spesso questi soldati ritornano a casa a mani vuote e devono poi vedersela con chi li aspetta con il bottino di guerra da spendere per riscattarsi dalla misera, per comperare il campo, la casa, le bestie. Non è così anche la situazione del Ruzante del « discorso del reduce dal campo militare »? Il reduce ruzantino è un contadino che senza essere mercenario va però in guerra con quella mentalità. Il suo scopo è di impadronirsi almeno di una vacca o di una cavalla e di guadagnare quel poco che gli occorre per soddisfare le piccole vanità di sua moglie. Ma al primo colpo di vento prende paura e si butta tra i morti facendo così bene la sua parte da essere conteggiato come tale. E quando torna a casa, arricchito di un solo paio di scarpe rubate ad un altro villano, sono botte; mentre la sua donna se ne va con un altro perché lui non ha il becco di un quattrino. Pur senza volerlo essere, quella descritta d Ruzante attraverso le «ridiculosissime »imprese di un fedele suddito si San Marco, è la situazione tipica del mercenario sfortunato e dimostra quanto fosse corruttrice l ’ idea del soldato legato soltanto al denaro e non a una fede politica o religiosa. Situazione che comunque in Italia si conosceva almeno dal Trecento allorché dai paesi più poveri ( l ’ Appennino intorno a Genova, le Marche, la Romagna, l ’ Abruzzo)cominciarono a partire balestrieri per gli eserciti francesi nella guerra dei Cento Anni. I mercenari che ritornarono in Svizzera malcontenti dopo essere stati qua e la a combattere, si sfogano in vario modo, ma sempre in maniera violenta anche perché, per forza di cose, hanno imparato ad usare le armi. C ’ è tutta una lunga serie di disordini causati da mercenari: le sommosse di Berna del 1470 e 1471 – e qui il «Tesoro di Borgogna» non centra perché Grandson è ancora di la da venire –la rivolta dell ’ Entlebuch( Lucerna) del 1478, la rivoluzione di Zurigo del 1489 in cui muore il borgomastro Waldmann e, nel medesimo anno, la spedizione dei sangallesi contro quelli di Rorschach, nello stesso cantone di San Gallo, dove l ’ abate ha fatto costruire un nuovo convento che sembra destinato a svuotare della sua autorità e della sua potenza l ’ antico monastero di San gallo. Tutte queste rivolte sono vere e proprie guerre civili. Fra le tante la più n nota, forse perché la più curiosa, è quella dei « Compagnoni della vita folle » una frangia clamorosa della battaglia di Nancy ( 5 gennaio 1477) in cui viene ucciso l ’ irriducibile nemico degli svizzeri, Carlo il Temerario.
La battaglia di Nancy del 1477, nel corso della quale Carlo il Temerario venne ucciso dai mercenari svizzeri.******** La battaglia di Nancy è fra Carlo di Borgogna e Renato di Lorena. Per quanto riguarda i Confederati, la loro partita con il Temerario si è chiusa a Morat il 22 giugno 1476 in una battaglia taglia che militarmente e politicamente è fra le più importanti della storia europea. Carlo di Borgogna era arrivato a Morat furibondo, deciso a vendicare l'onta di Grandson. Ma dei suoi 23.000 uomini (fra cui mercenari italiani e inglesi) 18.000 morirono nella prima e unica giornata di combattimento, contro una perdita svizzera di non più di 500 uomini. In nessuna battaglia era mai avvenuto un così grande massacro. A Nancy gli svizzeri non sono più impegnati come Confederati. Sono dei semi - mercenari al soldo del duca Renato di Lorena che li ha chiamati in aiuto, offrendo loro in pegno il ducato e una ricompensa in denaro. L 'accordo viene preso tramite i cantoni i quali svolgono in pratica la funzione di uffici di reclutamento. Il duca aveva chiesto cinque- seimila uomini. Gliene arrivano ottomila. La rivolta dei « Compagnoni della vita folle » si presenta come uno scherzo carnevalesco. Dei giovani contadini dei cantoni di Schwyz e di Uri, tornati trionfanti da Nancy, festeggiano il carnevale del 1477 formando una compagnia che adotta come propria insegna una bandiera bianca in cui è raffigurato un pazzo. Sono in 700 e. a dispetto di ogni legge cantonale, marciano su Berna per lamentarsi della spartizione del bottino di Nancy. A Berna li lasciano parlare davanti all 'assemblea dove fanno discorsi « folli e bizzarri » poi se ne vanno unendosi ad altri ribelli provenienti da Zoug e Unterwalden. Adesso sono in 2000 e puntano sulla città libera episcopale di Ginevra minacciando di metterla a sacco. Dappertutto lungo la strada seminano il terrore, taglieggiano, rubano. Giorno per giorno le loro fila si ingrossano accogliendo avanzi di galera e qualificandosi sempre più per una banda di briganti. Provocano un tale sconquasso che tre città, Berna, Lucerna e Zurigo, decidono di farla finita avvertendoli di stare in guardia altrimenti metteranno mano alle armi. E sta per scoppiare un 'altra guerra civile quando si trova un compromesso: ciascuno dei « Compagnoni » riceve quattro fiorini e quattro fiaschi di vino... L'avventura è durata un mese. San Giacomo sulla Birsa ha dato agli svizzeri la sensazione, l 'orgoglio di essere dei buoni soldati; Grandson ha insegnato loro che il mestiere di soldato poteva anche essere molto redditizio; Morat li ha convinti che il loro destino era di essere soldati e che quello delle armi era il più bel mestiere del mondo. Dopo che i Confederati hanno annientato a Morat l 'esercito del Duca di Borgogna chi riesce più a frenare gli uomini che vogliono correre ad arruolarsi? La Confederazione e i singoli governi cantonali fissano delle regole ma non è facile farle rispettare. Se ad esempio la Confederazione esita a rispondere ad una richiesta del re di Francia Luigi XI perché non vuole inimicarsi il signore di Milano, Ludovico il Moro, non importa: ci sono seimila svizzeri che vanno per loro conto a raggiungere l 'armata francese. Il più significativo episodio di volontariato si avrà durante la campagna di Carlo VIII in Italia allorché (1495) la città di Solothurn chiude le porte per impedire l 'esodo dei mercenari, ma gli uomini saltano le mura e discendono clandestinamente l 'Aar con mezzi di fortuna. Il mercenarismo svizzero ha quarant'anni cruciali fra la battaglia di Morat (1476) e quella di Melegnano, alle porte di Milano (1515). Ha ottenuto un'importanza tale che, quando nel 1481 i Confederati decidono di darsi una costituzione, stabiliscono fra l 'altro che il bottino conquistato sarà proporzionalmente diviso fra i partecipanti attivi a una campagna...« E certamente » commenta Anthony Mockier nella sua « Histoire des mercenaires »: « una delle rare costituzioni al mondo in cui la ripartizione di un bottino ha la stessa importanza che l 'affermazione di un principio: la nazione mercenaria definisce fin troppo chiaramente il suo ruolo essenziale e la sua ragione di essere ».Alla costituzione ci si arriva quando già i cantoni, nel tentativo di tenere in pugno la situazione, hanno stabilito diverse regole:1 ) i contingenti regolari devono giurare obbedienza ai regolamenti militari della Confederazione (questo per imporre un codice morale che limiti, fin dove possibile naturalmente, saccheggi, violenze, vandalismi, cui i mercenari si lasciano andare troppo volentieri, specie lungo le strade del ritorno);2) il soldo viene pagato attraverso i cantoni per un accordo avvenuto fra i cantoni - fornitori e i sovrani- clienti; 3) le decisioni sono sempre prese da un consiglio di capitani; 4) ogni contingente dispone di un armaiolo, un cuciniere, un macellaio, un cappellano, un medico, spesso di musicanti e di donne e sempre di un carnefice; 5) comandano il contingente un capitano, un capitano aggiunto, un portabandiera, un capitano di picchieri a cavallo e un capitano di alabardieri a piedi. Nonostante la preoccupazione dei governi cantonali (che a fine '400 sono una decina rispetto ai 22 di oggi) di non compromettere il difficile equilibrio delle alleanze, è fatale che un movimento torrenziale, qual’ è in questi anni quello dei mercenari svizzeri, debba provocare delle serie complicazioni. Le vediamo nelle guerre italiane che finiranno con l 'aprire l 'Italia alle dominazioni straniere. L 'Italia è un Paese in cui la mala erba delle compagnie di ventura ha sempre trovato un terreno molto fertile. Una cospicua compagnia di svizzeri - ma non è certo la prima - viene al seguito del re di Francia Carlo VIII nel 1494 nella campagna che il giovane sovrano intraprende con il pretesto di venire in soccorso di Ludovico il Moro, reggente il ducato di Milano, il quale teme di non saper difendere i suoi diritti di usurpatore in seguito al matrimonio del legittimo pretendente, il nipote quindicenne Gian Galeazzo Sforza, con Isabella d 'Aragona, figlia del re di Napoli Ferrante. La richiesta di Carlo VIII di avere nella sua armata dei soldati svizzeri era stata ufficialmente respinta dai cantoni che, riuniti in assemblea, avevano proibito ad ogni svizzero di partecipare all 'invasione. Ma un certo numero di svizzeri – riferisce Anthony Mockler - che già avevano servito in Italia agli ordini di qualche condottiero, più la fama delle fantastiche ricchezze d ’ Italia, la leggenda ormai divulgata dai genitori, del « Tesoro di .Borgogna », fecero vedere nell ’ invasione francese un'occasione magnifica per ruberie e bottini. Orizzonti dorati si aprirono davanti ai giovani e non ci fu decreto ufficiale che potesse impedire a delle bande di attraversare le montagne per arruolarsi nell ’ armata francese. Queste bande si riuniscono a Vercelli, in tutto seimila uomini e si congiungono ai francesi a Genova. Emissari dell ’ assemblea dei cantoni incaricati di riportarle a casa si lanciano in un grottesco inseguimento ma tornano a mani vuote senza neppure essere riusciti a mettersi in contatto con i volontari fuggiaschi. Il fenomeno si ripeterà, ma in misura ben maggiore, durante l ’ assedio di Novara dell 'agosto 1495 quando altri 20.000 volontari accorrono dalla Svizzera per mettersi agli ordini del cugino di Carlo VIII, Luigi duca di Orléans il quale ha approfittato di un rovesciamento di rapporti fra il re di Francia e Ludovico il Moro per reclamare Novara dopo avere avuto in eredità Asti: Qui si pone per la prima volta il problema degli svizzeri che si trovano a combattere contro altri svizzeri. Ci sono svizzeri ingaggiati dal duca di Orléans e svizzeri ingaggiali da Ludovico il Moro che è ora duca di Milano: questi ultimi non hanno nessuna voglia di battersi contro gli altri e pensano a una diserzione ma il loro comandante riesce a sventare il piano. Non si arriverà comunque allo scontro: ci sarà un armistizio che porrà dei seri problemi per il rimpatrio dei 20.000 volontari appena arrivati i quali , trovatisi disoccupati, puntano sulla Francia. Ma Carlo VIII, tornato in patria, dopo essere passato attraverso la tagliola di Fornovo Taro, per non affrontare la Lega formatasi in seguito alla conquista di Napoli, non ha bisogno di loro e mette delle guardie sui colli del Piemonte con l 'incarico di fermare i mercenari non chiamati e rispedirli a casa. È il 1495. Nel 1500 e nel 1513 Novara sarà il centro di due altri episodi fondamentali nella storia degli svizzeri in Italia. Nel 1500 si ripete in termini grotteschi e drammatici la situazione precedente: svizzeri contro svizzeri. Da una parte c 'è ancora il duca Luigi d 'Orléans il quale diventato re di Francia da due anni - è Luigi XII - vanta diritti non più sulla sola Novara ma sul ducato di Milano in quanto avendo avuto una nonna che era Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo e sorella di Filippo Maria (l 'ultimo dei Visconti) dice di poter pretendere il ducato di Milano con diritti maggiori degli Sforza. Dall'altra parte c ' è Ludovico il Moro il quale, dopo avere ceduto a un primo assalto di Luigi XII nel 1499 e essere fuggito in Germania. è ora ritornato « con un potente esercito d ' Elvezi », ha recuperato tutti i territori perduti tranne il castello di Milano e Novara. Gli svizzeri alle dipendenze dei francesi sono comandati da Gian Giacomo Trivulzio, il condottiero milanese che era già stato al servizio dello stesso Ludovico il Moro e degli Aragonesi di Napoli. Le forze francesi sono numericamente inferiori a quelle dei milanesi ma il re Luigi XII manda dei rinforzi, svizzeri, naturalmente, comandati dal generale La Trémouille. Lo scontro frontale sembra inevitabile ma i due eserciti esitano a muoversi. È una situazione che i cantoni hanno sempre temuto e non sono disposti ad accettarla. I capitani dei due blocchi di svizzeri si incontrano, discutono, patteggiano. Le trattative attraversano varie fasi finché gli svizzeri alle dipendenze del Moro decidono di abbandonarlo per non « venire alle mani co' parenti e co' fratelli propri ». Che (a differenza di loro) sono tutti arruolati con il consenso ufficiale dei cantoni. Ludovico il Moro si piega alla « barbara perfidia » raccomandandosi di essere almeno portato in salvo e accetta di mescolarsi in mezzo a loro vestito da fante svizzero con la speranza di non essere riconosciuto. Fatto il travestimento, gli svizzeri milanesi spargono fra gli altri svizzeri la voce che Ludovico il Moro è riuscito a scappare. Il generale Le Trémouille però, informato da una spia, non appena gli viene consegnata la città, fa sfilare ad uno ad uno gli svizzeri del duca di Milano fra due file di svizzeri dell ’ armata francese. E Ludovico viene riconosciuto- dice Francesco Guicciardini- « mentre che mescolato nello squadrone camminava a piede, vestito e ornato come svizzero, e subitamente ritenuto per prigione: spettacolo si miserabile che commosse le lacrime insino a molti degli inimici.» La spia che affrettò la fine di Ludovico il Moro (morirà sette anni dopo nel castello di Loches in Francia) è un mercenario del cantone di Uri, un certo Turmann, il quale ricevette dai francesi duecento corone. È questo il famoso « Tradimento di Novara », un episodio che contribuirà molto a ridimensionare la fama degli svizzeri. I compagni di Turmann protestano. Il tribunale cantonale lo condanna a morte in contumacia ( processi a carico di mercenari indegni se ne fanno ogni giorno ma forse mai si è arrivati alla condanna a morte perché, in genere, anche se i reati sono gravi, non si va oltre la prigione e sempre in misura sopportabile perché l ’ opinione pubblica è dalla parte dei mercenari ma Turmann ha passato la misura). Il traditore aspetta due anni prima di farsi vedere, sperando che l ’ ira si plachi. Ma come mette piede nel cantone di Uri è arrestato e decapitato. La invasione francese in Italia voluta da Luigi XII è stata molto più redditizia per gli svizzeri di quanto non lo sia stata quella di Carlo VIII da cui uscirono decimati, male in arnese e spesso ammalati di sifilide. La vergogna di Novara sarà riscattata nella stessa Novara nel 1513 allorché 10.000 svizzeri di Massimiliano Sforza (figlio di Ludovico) escono vittoriosi da una sanguinosa battaglia notturna che riporta il ducato in mano di nuovo agli Sforza. I francesi, stavolta alleati con i tedeschi, sono ancora comandati da Gian Giacomo Trivulzio e dal generale La Trémouille. Ma le guerre con la Francia non sono terminate. Il nuovo re Francesco I ritorna all ’ assalto del ducato di Milano. Lo scontro è a Melegnano, il 13 e 14 settembre 1515. Sono in campo circa 60.000 uomini. I francesi hanno 2500 lance, 23.000 lanzichenecchi- la nuova specie di mercenari- e 10.000 fanti. Gli svizzeri che sono tutto l ’ esercito degli Sforza, sono poco più di 22.000: li comanda il cardinale Matteo Schiner, vescovo di Novara, che come legato pontificio presso i Confederati è da anni l ’ arruolatore numero uno dei mercenari elvetici. La battaglia sarà un disastro per gli svizzeri. Ne muoiono 14.000, contro 6.000 francesi. Il ducato di Milano passerà alla Francia poi tornerà ancora agli Sforza ( con Francesco II, fratello di Massimiliano) perché Schinner, pur punito per la sconfitta di Melegnano con la revoca del vescovado di Novara, non si da per vinto e provoca la terza restaurazione sforzesca. Per gli svizzeri, Melegnano (allora Marignano) è « il punto finale di un periodo di gloria e di conquiste ». L'anno dopo, Francesco I di Francia firma con la Confederazione svizzera una pace perpetua che, dice Mockler, regolerà i rapporti tra Francia e Svizzera fino alla Rivoluzione del 1789. Dal 1516 tutti i re di Francia hanno nella Svizzera, la quale ne trae grandi vantaggi, la loro riserva di mercenari. La Confederazione è a sua volta vincolata a non mandare mercenari ai nemici della Francia e a sbarrare loro la strada in caso di conflitto. L'ultimo servizio che gli svizzeri rendono alla Francia è il sacrificio delle guardie di Luigi XVI durante l 'assalto alle Tuileries il 10 agosto 1792. Con un ordine scritto carpito al re, viene ordinato di cessare il fuoco e di ritirarsi nelle loro caserme. Obbediscono ma vengono subito assaliti e uccisi. Nel 1848. quando la Svizzera si da la sua attuale costituzione, i mercenari escono di scena, ufficialmente. Il servizio nelle armate straniere è proibito, con una eccezione : l 'arruolamento nella guardia del Papa, il corpo istituito da Giulio II nel 1506 con il compito di fare la guardia alla persona del Papa e che ora svolge servizio d 'onore.
Guardie Pontificie ritratte da Raffaello nella « Messa di Bolsena » affresco nella stanza di Eliodoro, del Palazzo Vaticano.******** Le guardie svizzere del Papa sono il solo corpo militare rimasto in Vaticano dopo l 'abolizione, decisa il 15 settembre 1970, alla vigilia del centenario della Breccia di Porta Pia, degli altri tre corpi : la guardia palatina d 'onore, la gendarmeria e la guardia d 'onore. Oggi sono meno di 100 uomini, in altri tempi sono stati al massimo 150. Vestono la divisa del '500, che pare sia stata disegnata da Michelangelo, a colori gialli, blu e rossi. Nel loro stato di servizio c 'è un episodio: nel 1527, durante il sacco di Roma fatto dai lanzichenecchi di Carlo V, 147 si fecero ammazzare per difendere il Papa, Clemente VII.
I CAPITANI DI VENTURA
Tratto da Storia Illustrata anno 1971, del mese di luglio, numero 164. Autore: giuseppe barigazzi